mercoledì 29 luglio 2009

La sua legge medita

Salmo 1
1Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi,non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti;2ma si compiace della legge del Signore,la sua legge medita giorno e notte.


Viene da chiedersi cosa intenda il salmista quando usa la parola meditare. Noi che vogliamo essere “semplici come i Bambini” abbiamo bisogno di fare un piccolo percorso di ragionamento per capire, cercando di ridurre al minimo le complessità.
Per iniziare dobbiamo recuperare un concetto che sta a monte, che tutti conosciamo, e che è importante tenere presente. Cioè, che quando le persone si parlano, e quindi comunicano, c’è chi emette il messaggio, e chi questo messaggio lo riceve. Il primo ovviamente deve emettere un messaggio secondo modalità comprensibili per il ricevente, mentre il secondo deve essere in grado di intendere quello che gli viene trasmesso.
Ora, continuando con la semplificazione, diciamo che il ricevente sarà libero di accogliere il messaggio in modi diversi a seconda di quello che chiameremo il livello di ascolto che attuerà..
● Primo livello – Il soggetto si limita ad UDIRE il messaggio. Posso per esempio giocare a tennis e nello stesso tempo udire il rumore delle macchine che passano sulla strada.
Questo livello implica un impegno minimo da parte del soggetto, ed il ricordo del messaggio rimane in superficie ed è destinato a svanire. Possiamo anche udire un oratore, una omelia, e quando ci chiedono cosa è stato detto semplicemente non ce lo ricordiamo, perché il messaggio non è entrato in profondità.
● Secondo livello – Il soggetto investe una maggiore attenzione al messaggio, quindi assume l’atteggiamento di ASCOLTARE.
E’ la modalità che espletiamo quando per esempio ascoltiamo una lezione che ci interessa, un insegnamento, un discorso che vogliamo capire e fare nostro. L’informazione scende più in profondità e viene memorizzata.
Il Signore del quale ogni parola è preziosa, si rivolge a coloro che ASCOLTANO: “Ma a voi che ascoltate io dico…” Luca 6,27. Il che presuppone il desiderio ricevere questa parola e la volontà di accoglierla nel nostro intelletto e nel nostro cuore..

● C’è un Modo intermedio a questi due che a mio avviso merita attenzione, e si ha quando il messaggio viene accolto con la modalità dell’udire, quindi senza giudizio critico, e viene recepito con la modalità dell’ascolto. Quindi lasciato passare a livelli di coscienza più profondi.
Questo tipo di ascolto presenta molti rischi perché i messaggi, eludendo come dicevamo un giudizio di valore, ed entrando in profondità, hanno il potere di influenzale le coscienze a nostra insaputa.
Se ne ha un esempio quando il bambini sono piccoli, ascoltano la mamma o il papà, ed eseguono in automatico quanto richiesto, senza porsi domande anche perché non ne sarebbero capaci. Questi messaggi o istruzioni non sono innocui, ma vengono assimilati e sommandosi concorrono nel plasmare le loro coscienze.
Qualcosa di analogo avviene quando più grandi guardano in un certo modo la televisione. Qui il giudizio è spesso totalmente spento, la fanno alla grande le emozioni, ed i messaggi che arrivano influenzano direttamente le loro coscienze, la loro visione del mondo, i loro valori.


● Terzo livello – Il soggetto esercita un ascolto chiamato MEDITARE. Nello specifico si tratta di accogliere il messaggio, di lasciare che questo scenda in profondità, di ragionarci sopra, e di ascoltare poi le risposte che provengono dal nostro interno, per giungere possibilmente alla consapevolezza di avere colto un significato di verità da fare nostro.
Detto così si potrebbe pensare che il meditare sia difficile, materia riservata a persone speciali. Ma questo non mi sembra, o almeno non a certi livelli. Anche perché il Signore non si è rivolto a specialisti, ma alle persone più semplici, e questo mi incoraggia.
Non mi voglio naturalmente sostituire alle persone competenti preposte all’insegnamento della chiesa. Questo desidero sia chiaro.
Dunque, una cosa che ho capito, e che desidero condividere, è che sono molto importanti, direi essenziali, le domande che rivolgiamo a noi stessi nella meditazione. Sappiamo che il cervello e la nostra coscienza, opportunamente sollecitati, ci rispondono sempre a tono. Ma se ci poniamo domande sbagliate, o troppo generiche, avremo delle risposte relative.
Per passare al pratico, prendiamo ora finalmente la Parola di Dio, una frase che ci colpisce in particolare, e ci facciamo delle semplici domande:
- cosa significa questo discorso? Cosa mi vuole insegnare il Signore?
- Cosa intende dire il Signore a me con questa parola? Adesso?
- Come posso mettere in pratica questa parola? Adesso?
E le risposte arrivano!!! E altrettanto precise.
Come dicevo, le domande devono essere concrete, semplici ed essenziali. Il rischio, è quello di fare domande più rivolte a soddisfare la nostra sete di cultura piuttosto che il desiderio di sperimentare la potenza della Parola nella nostra vita.

Forse è questo ciò che il Signore ci invita a fare quando dice nel Salmo 1,2 “La sua legge medita giorno e notte”.

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