giovedì 31 marzo 2011

Liberarci dalla paura

Dobbiamo essere liberi dalla paura. Non è il potere che corrompe, ma la paura. Il timore di perdere il potere corrompe chi lo detiene e la paura del castigo da parte del potere corrompe chi ne è soggetto. È una donna fragile a vedersi, con un volto dagli occhi che ti trafiggono: è Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991, costretta al carcere per anni e ora agli arresti domiciliari dal regime militare birmano, pur essendo la figlia dell'eroe dell'indipendenza di quel Paese. Ho raccolto queste sue parole sulla paura perché sono quasi il programma della sua lotta per la libertà. Non c'è bisogno di moltiplicare i commenti attorno a una verità così lampante. La paura, infatti, è la radice di tante vergogne che si commettono. Ed è per questo che il grande Montaigne, nei suoi Saggi, non esitava a confessare: «La paura è la cosa di cui ho più paura». La paura di perdere una carica ti vota all'adulazione, all'inganno, all'umiliazione. La paura di perdere un affetto ti spinge alla gelosia e ad atti meschini. La paura di perdere il predominio sugli altri ti rende implacabile e fin crudele. La paura di perdere la fama ti fa vanitoso e fatuo. Potremmo andare avanti a lungo in questa litania di debolezze e miserie; perciò è giusto invocare Dio affinché ci liberi da ogni paura e viltà e ci renda coraggiosi e sereni. Detto questo, però, vorrei distinguere la paura da un'altra realtà che usiamo di solito come sinonimo: il timore. Spesso, infatti, si crede di essere audaci perché non si ha più rispetto dell'altro e si diventa, così, arroganti, insolenti, impertinenti. Se la paura può essere un difetto, il timore è una virtù. Per questo motivo nella Bibbia si legge: «Il timore del Signore è principio di sapienza» (Proverbi 1,7).

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