lunedì 13 giugno 2011

Sant’oro

Le notizie di questi giorni sulla dipartita di Santoro dalla Rai hanno attirato la mia attenzione, non tanto per le scelte politiche o ideologiche o per la gestione del “servizio pubblico”, quanto per la modica cifra per l’uscita (2,3 milioni di euro). Sembrerebbe ben giustificata dal fatto che le cifre di share facevano guadagnare, in termini di introiti pubblicitari, 11 milioni di euro, a fronte di un costo della trasmissione di 200 mila euro a puntata. Il post non vuole prestarsi a nessuna strumentalizzazione politica. Il problema non sono i contenuti veicolati, ma gli stipendi in questione come problema trasversale e globale: scrivete in un motore di ricerca la parola “stipendi” e divertiti ad aggiungere le parole “calciatori”, “conduttori”, “politici”…

Gli stipendi dei conduttori televisivi, quelli del mondo sportivo (cifre da capogiro per il golf, la Formula Uno, il Motomondiale, il basket-baseball-football americano, il nostro amato calcio) mi sembrano un po’ spropositate rispetto a tanti uomini e donne che nel mondo faticano e sudano per arrivare a fine mese o che lavorano nelle miniere arrivando a percepire uno stipendio impari che li costringe alla fame o alla miseria. Ancora più problematico è il discorso relativo alla sfera politica, dove certamente sono utili agevolazioni per il “servizio” che si fa’ ad un Paese, ma che è arrivato ben oltre creando uno scollamento dalla realtà. Mi viene spontaneo chiedermi come chi governa possa comprendere i reali problemi dei cittadini se non sanno neanche cosa significhi dover “sbarcare il lunario”, restare bloccati per ore nel traffico, prendere un autobus… A livello ancora superiore chi ha la “governanza mondiale”, chi di fatto regola l’economia mondiale (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, WTO), chi è nelle grandi ONG in partenariato ONU che dovrebbero essere libere da ideologie, che si occupano ad esempio del problema della fame nel mondo senza averla mai patita, come fanno ad essere guide o modelli di riferimento?

Mi torna in mente l’episodio del peccato di Davide in 2Samuele 11-12, dove si vede che il piccolo pastore che ha sconfitto Golia, arrivato al potere si lascia da esso corrompere al punto di ordire una strage per celare un suo personalissimo peccato di adulterio, distribuendo i costi a terzi, plagiando il proprio capo Ioab e i propri funzionari in una perversa logica do ut des che inquina l’intera società.

Una volta la politica era al servizio del “bene comune”. Per sovvertire tale ordine poteva solo esserci un dittatore o un gruppo che cercasse il proprio interesse o economico o ideologico. Oggi assistiamo invece ad una dittatura nuova, dolce, sottile, graduale, che ci assuefà a vedere il tutto come “normale”, “al di là del bene e del male”, “perchè così fan tutti”! Si usa la regola di maggioranza, si usa la democrazia, si impongono modelli etici e strutture di morte con la formale intenzione di essere al servizio del “bene comune”. Sarebbe il caso di dire “cornuti e mazziati”!

La politica – intesa come “vita della polis”, dunque strutturazione di relazioni ad ampio raggio – dovrebbe essere guidata dall’etica, non dall’economia come oggi avviene. L’economia di conseguenza dovrebbe essere guidata da una politica. Non si tratta di inquinare leggi interne che altrimenti farebbero saltare il sistema, ma di ricordarci che “il capitale rimane strumento” come sottolineò Giovanni Paolo II nella Laborem exercens al n.12. Già Leone XII nella Rerum novarum (n.2 e 17) condannava il modo di agire dei ricchi, Pio XI si avventurò in accuse rivolte alle banche mondiali, Paolo VI parlò di un “neo-colonialismo” e Giovanni Paolo II di “imperialismo moderno” con uno “sfruttamento dell’uomo sull’uomo”. Il potere è divenuto un intreccio di obiettivi geopolitici ed economici sempre più ristretto nelle mani di pochi, in un pericoloso gioco di monopolio mondiale.

C’è un sistema perverso che non solo genera povertà, ma la vuole mantenere. Si parla anche di “cancellazione del debito dei Paesi in via di sviluppo”, ma con politiche di aggiustamento strutturale che in realtà fanno solamente continuare a saldare il debito, facendo anche la bella figura – grazie a stratagemmi economici – di aver voluto aiutare i poveri. In realtà il problema è di volontà politica, non di strategia economica: non si vuole perdere il privilegio e il potere perdendo lo status quo.

Un interessante spunto per comprendere come questa mentalità egoistica sia oramai essenza di chi detiene ruoli di privilegio che dovrebbero essere di servizio, è nel famoso caso del “promemoria tossico” della Banca Mondiale, trapelato nel 1992 grazie a The Economist: uno scambio privato di posta dell’allora presidente Summers, già sottosegretario e segretario al Tesoro negli Stati Uniti all’epoca Clinton, che sosteneva giusto mettere le “industrie inquinanti” nei Paesi Poveri perchè il costo va valutato in salute e in impatto ambientale, dunque il costo di vita dei poveri è più basso, sia perchè sono Paesi meno inquinati, sia perchè i tumori e certe malattie arrivano ad una certa età, pertanto rischierebbero di meno. Come a dire: tanto non hanno scelta!

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