lunedì 10 gennaio 2011

Perdono

Gesù ci ha insegnato a pregare il Padre che rimetta i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. L’essere perdonato da Dio è quindi legato al nostro perdonare gli altri.

Tante volte ho pensato al perdono come un atto di benevolenza per chi lo riceve, che consiste nel restituirgli la libertà dal nostro risentimento o vendetta: un modo perché questi possa mettersi l’animo in pace e sentirsi sollevato, per quanto possibile anche dal rimorso.

Non avevo mai considerato che il perdonare fosse importante anche per chi lo concede, se escludiamo il sentimento un po’ narcisistico di essere stati bravi davanti a Dio perché si è fatta la Sua volontà.

Ad allargare la mia visuale in questa direzione sono state alcune considerazioni che esporrò brevemente.

● Quando coviamo risentimento verso una persona è come se restassimo legati a lei con un filo d’acciaio ed ogni volta che ce la ricordiamo è come se la attirassimo di nuovo a noi recuperando tutto il ricordo della ferita subita e la conseguente rabbia.
In sostanza riapriamo la ferita e soffriamo oggi come allora.

- Qui nasce una considerazione: se ogni volta che penso a lui/lei sto male, mi conviene tenere duro e non perdonare?

● Continuando col ragionamento, quando colui che ci ha ferito si sente trattato da nemico, è naturale che pure lui attivi o amplifichi atteggiamenti di risentimento verso di me. Si creerà in questo modo un circolo vizioso di causa/effetto/causa con una crescente atmosfera di rifiuto reciproco e di tensione.
E’ scientificamente provato che il risentimento, la rabbia, l’odio sono causa di stress, e che lo stress oltre certi limiti incide negativamente sul nostro sistema immunitario e può portarci anche alla malattia.

- Qui nasce una seconda considerazione: se lo stress dovuto al mio risentimento può anche ammalarmi, mi conviene tenere duro e non perdonare?

● Per ultima la considerazione più importante: Con il mio comportamento interrompo la relazione con Dio che mi chiede di amare il prossimo e di perdonare perché anch’io venga da Lui perdonato. Viene meno il flusso di Grazia che è nutrimento per la mia anima e che mi dà la forza di agire ed operare assieme Lui e con Lui rendendo in questo modo gloria a Dio Padre. E questo è il tracollo totale della mia vita spirituale.

Dunque, se stanno così le cose, si tratta per me di un vero grande bisogno il perdonare, per liberarmi dalla schiavitù del risentimento e vivere la vita in pienezza e salute nella comunione con Dio.

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domenica 9 gennaio 2011

Sulla Tua Parola

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva:
«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».
Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.
Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini».
E subito, lasciate le reti, lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti.
Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono. (Mc 1, 14-20)

Commento al Vangelo
Incontrare Gesù è molto più facile di quanto tu non creda, e questo per un semplice motivo: in realtà è lui stesso che ti viene incontro nella tua quotidianità, nel tuo lavoro di tutti i giorni, in mezzo a quelle occupazioni che sembrano non riservarti proprio niente di nuovo. Il Signore viene a cercarti per le strade della normalità e dell'ordinarietà, è proprio lì che semina un germe di eternità. E’ stata questa l'esperienza dei primi chiamati: essi hanno riconosciuto, nelle parole di questo sconosciuto, la forza di una promessa che li avrebbe portati a far un'esperienza di Dio assolutamente nuova e straordinaria. Gesù chiama anche te a conversione, per poter accogliere il Regno di Dio proprio nella quotidianità e per poter vivere lì la luce del Vangelo.
tratto dal Messalino dell' Editrice Shalom

Uomo dove sei?

Dalla lettura e meditazione della Bibbia [...] si impara il cristianesimo, si conosce cioè un Dio che si è umanizzato, che è venuto tra di noi facendosi uno di noi.
Si, perchè Gesù di Nazaret è la narrazione del Dio invisibile (cfr. Gv 1,18; Col 1,15), è il suo volto: un Dio fatto uomo, un uomo in cui ha pienamente abitato e abita il Dio vivente.
"Dio, dove sei?", noi gridiamo.
"Uomo, dove sei?", grida Dio.
In questo dialogo fatto di grida e di domande sta la nostra vera identità: siamo uomini chiamati a diventare Dio.
tratto da "Dio, dove sei?" di Enzo Bianchi.

venerdì 7 gennaio 2011

Confini

Ognuno di noi fa le sue esperienze della vita, e che ne sia consapevole o no, si costruisce una serie di convinzioni su quello che si è capaci di fare o meno, ed una serie di credenze e valori in cui credere e che diventeranno punti importanti di riferimento e guide al nostro agire.

Facciamo un esempio: un bambino vede la fiamma della candela, ne è affascinato ed allunga la mano per afferrarla, ma ne resta scottato.
La prossima volta che vede la fiamma vorrebbe di nuovo allungare la mano, ma l’esperienza che è nella sua memoria gli dice: scotta! A questo punto desiste.

Questo perché, come dicevamo, le nostre esperienze diventano punti di riferimento e guide al nostro agire, e nello stesso tempo segnano dei confini al di la dei quali facciamo fatica o abbiamo paura di andare. Andare oltre significherebbe passare dal noto e dalle nostre certezze all’ignoto.

Credo che su questi confini sia importante porre la nostra attenzione, perché sono una grande risorsa quando ci ricordano quanto abbiamo sperimentato in passato, ma possono anche diventare dei limiti o prigioni quando non ci permettono di andare oltre, bloccando ogni possibilità di crescita ed evoluzione personale.

In quest’ultimo caso ci può aiutare l’immagine di un bambino che cresce in una casa col soffitto basso, per cui, più diventa grande più deve incurvarsi per non sbattere la testa. Oppure l’immagine di quelle piante, i bonsai, che restano sempre piccole.

Nell’esperienza di tutti i giorni sono molti i conflitti interpersonali che sembrano spesso insuperabili perché nessuno è in grado di proporre soluzioni che vadano al di la di quelle che abbiamo standardizzate.
Ci sono troppe coppie in crisi che arrivano anche alla rottura perché ognuno dei due si ostina a tentare le stesse soluzioni per risolvere i problemi, ma non sanno “andare oltre” e trovarne di nuove che funzionino.

Ricordo quella coppia che era andata da un consulente matrimoniale perché stava vivendo una profonda crisi. Lei si lamentava perché il marito non le prestava attenzione, mentre lui si lamentava perché la trovava fredda e distaccata. Quando venne chiesto a lei da cosa ricavasse che lui non le prestava attenzione, questa rispose candidamente dicendo che si sentiva trascurata e delusa perché il marito non le regalava un anello che tanto desiderava. Quando poi venne chiesto a lui perché non glielo avesse comperato, questi cadde dalle nuvole perché aveva fatto di tutto per renderla felice, riempendola anche di regali, ma non aveva mai pensato che fosse importante un anello.

La tentata soluzione al problema messa in atto dalla moglie era quella di mostrarsi risentita, mentre quella del marito era quella di farle i regali che sarebbero piaciuti a lui, ma nessuno dei due raggiungeva il risultato desiderato mentre la coppia andava in crisi senza trovare vie d’uscita: avevano fatto il loro possibile, ma continuavano a muoversi al di sotto dei loro confini.

La prima rottura di schema che ha permesso loro di “andare oltre” è stato il decidere di rivolgersi ad una figura professionale esterna. Il consulente chiese alla donna: “Ma lei ha detto a suo marito che desiderava un anello?” “No – rispose – perché lui, se mi amava veramente avrebbe dovuto capire da solo!!!" La storia finisce che lui subito le comperò l’anello e si riconciliarono felicemente.

La soluzione che ha funzionato ed alla quale non avevano pensato, consisteva nel dialogo, nell’ascolto reciproco, e nel non dare le cose per scontate. L’uovo di colombo diremo, sta comunque di fatto che molte coppie sopportano tante incomprensioni proprio perché non hanno presenti queste semplici regole.

L’esperienza fatta dai nostri sposi è stata utile non solo per risolvere il problema attuale, ma anche per scoprire uno strumento di fondamentale importanza nella vita di coppia che si sarebbe mostrato poi utile per tutte le situazioni a venire. E per loro la linea di confine si è alzata.


Se guardiamo ora all’esempio di Gesù nostro Signore, anche Lui in quanto uomo si era costruito dei confini, ma questi erano talmente alti da abbracciare totalmente la volontà del Padre.

Quando Dio ci ha donato i Suoi comandamenti, ci ha offerto regole che ci portano ben più in alto dei nostri limiti, in una dimensione di grandezza che sfugge ad ogni nostra valutazione.
E per ottenere questo dobbiamo solo “credere” e fare nostre le Sue “Parole di vita eterna”.

Il nostro costruire i confini è dono di Dio, perché ci invitano alla prudenza ed alla saggezza, proteggendoci da atteggiamenti sconsiderati. Ma Dio ci vuole portare più in alto.

Donandoci la legge dell’amore ci porta oltre i limiti imposti dal nostro egoismo.

Con l’invito alla carità, come definita nella lettera ai Corinti, ci offre soluzioni che vanno molto oltre le nostre umane regole ancora ispirate alla legge del taglione.

Se vogliamo evolvere e crescere in spirito e sapienza, dobbiamo avere la capacità di guardare alla vita con meraviglia come faceva la Madonna, ed essere recettivi ad imparare sempre cose nuove dalle esperienze che facciamo. Poi guardare oltre, e lasciarci prendere per mano dal Signore che ci porta in alto.

Sia fatta la Tua Volontà o Signore perché è la sola che è Via, Verità, Vita, che ci insegna, ci guarisce e ci dà la vera pace e libertà. E’ la sola della quale ci possiamo veramente fidare che ci porta al di sopra dei nostri angusti confini.
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mercoledì 5 gennaio 2011

Lo zaino

“Quando si parla di preparare il bagaglio per un alpinista, significa portarsi sulle spalle tutto ciò che serve, perciò non si può mettere nello zaino tutto quello che si vorrebbe, ma si deve preparare un bagaglio leggero. Man mano che si sale di quota e l’arrampicata diventa sempre più difficile è necessario usare strategia e focalizzarsi maggiormente, e quindi abbandonare molte delle cose che non sono essenziali, che appesantiscono e possono distrarre, tutti quei fardelli a cui pensavate di non poter rinunciare. Occorre spogliarsi di ciò che è inutile in modo da acquistare maggiore agilità e conseguire quello che si desidera realmente. E quando ci si trova su una parete del massiccio Vinson in Antartide, a 50 gradi sottozero, può essere necessario abbandonare del tutto il carico”.

Sono queste le parole di Erik Weichenmayer, il primo uomo non vedente a salire le sette vette più alte del mondo che conosce forse meglio di chiunque altro, quali siano i requisiti necessari per avere successo in condizioni estreme.

Se dunque per salire una vetta che tutto sommato è uno sport è necessaria tanta attenzione, non è forse necessario applicarsi con serietà anche ad un’altra scalata molto più importante che è quella della nostra vita?
Weichenmayer ci suggerisce di tenere d’occhio il nostro zaino, che non sia troppo pesante e che non contenga fardelli non essenziali che non fanno che appesantire e distrarre.

Forse anche per noi, con l’iniziare il nuovo anno, può essere il momento giusto per guardare dentro al nostro zaino e per buttare quello che non serve.
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lunedì 3 gennaio 2011

Il Padre

Dice: vedete, mio padre è come un uomo tranquillo che aveva due figli, uno tranquillo e uno matto che ha voluto subito la parte di eredità e se l'è spesa in vini, donne e divertimenti di ogni tipo. Poi ha avuto fame, il matto, non aveva più un soldo in tasca ed è tornato a casa rosso di vergogna. Si è nascosto in un angolo e si è messo a mangiare con le bestie.
Il padre, quando l'ha scoperto, l'ha abbracciato, l'ha portato alla luce del sole e ha deciso di fare una grande festa, per tutti.
L'altro figlio ha cominciato a recriminare: questo sistema non gli piaceva, tutte quelle spese in una volta e per chi poi? Per un ingrato, un fannullone; a cosa serve essere avveduto, economo e fedele, a cosa serve allora?
Il padre beveva, cantava, rideva. Quei rimproveri non li ha neanche sentiti. Era un tipo d'uomo particolare: sentiva solo la gioia; per il resto era sordo.
da "L'uomo che cammina" di Christian Bobin

domenica 2 gennaio 2011

Autostima

La nostra autostima è prevalentemente condizionata dalle nostre relazioni con gli altri dai quali ci aspettiamo stima e considerazione. Ma chi sono questi altri, e quali sono le loro credenziali? Il mondo di oggi - siamo in un periodo di crisi planetaria dei cuori e delle coscienze - è popolato in gran parte da persone decisamente inconsistenti sul piano etico ed esse stesse in crisi. Sono loro che plasmano la mia autostima? O forse sarà meglio per noi adulti fare riferimento a qualcun altro decisamente più affidabile? Mi riferisco a quel Bambino nato nella notte di Natale.
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